Don't touch my Brain!

WARNING: here you can find many spots. The first is me, the least is me and in the middle there is some fog about the world...I dream only to understand!
martedì, 27 novembre 2007

METAMORFOSI: Sananda Maitreya ALIAS Terence Trent D’Arby

Sananda MaitreyaIl buon vecchio Terence, ora è il nuovo Sananda e guai a confondere i due nomi. Perché la trasfigurazione è stata per lui un punto d’arrivo, la presa di coscienza della sua vera essenza, e insieme un nuovo punto di partenza per poter finalmente dare vita alla sua musica, una musica che non appartiene alle Major ma allo stesso Sananda…e qui ci racconta come e perché.

 

<Questa è la musica di un uomo nuovo, ed è musica pura. La mia esperienza musicale inizia con i Beatles perché ascoltavo la loro musica già a 2 anni e cioè circa 43 anni fa. Poi vennero i Rolling Stones e poco dopo l’incontro con l’industria della discografia e là ho capito che il lavoro del musicista è paragonabile a quello di un contadino…Loro vogliono fare una certa cosa e tu vieni scelto per produrla. Intanto, però sogni, un giorno, di poterne discutere.

Ecco, si, io lavoravo in una fattoria nella quale ero stato scelto per produrre quello di cui loro avevano bisogno. Probabilmente il Rock mi ha dato la possibilità di capire come cresce un’azienda agricola e cercare il confronto, perché io adoro il confronto. Cioè, io sono assolutamente grato per essere stato scelto nella produzione di una certa cosa, ma non mi andava di continuare a coltivare pomodori quando il mio sogno era quello di coltivare le arance.

Il rock che faccio ora racchiude tutte le mie esperienze musicali passate: R&B, Country, Blues, Pop e un certo Hip Hop: il Rock Postmoderno esprime tutto quello che mi è scorso nelle vene nella vita. Io amo il rock perché quando avevo soltanto 2 anni ascoltavo i Beatles e il suono di quella chitarra…un motivo R&b suonato in quel modo…per me è come il tocco di Beethoven, Mozart, Miles Davis, è senza tempo.

Perciò ora sono libero di fare la musica dei miei sogni. L’industria discografica produce la musica “della nostra realtà” mentre la musica che faccio ora è musica della visione, del sogno, della realizzazione.

I miei sogni si sono realizzati anche per un altro motivo: essendo da sempre un accanito fan dei Cream, è straordinario pensare che ora suono in un trio con due bravissimi e giovani musicisti italiani. L’Italia è, infatti, terra di grandi maestri della musica ed ha una ricca tradizione (non solo musicale), ma anche artistica, architettonica, di design…è bonissima…perciò quella di suonare il Italia è per me opportunità di una nuova vita. Gli italiani, infatti, benché abbiano anche loro delle aspettative, sono disposti ad accogliere le novità…se sono…che so, magari possono ascoltare e poi pensare “Oh, ok, mi piace…”. A loro interessa sentire il cuore nelle cose, sono disposti ed aperti all’accettazione.

Qui sta per me la prolificità: ho nel rock un opportunità di dimostrare a tutti che il sogno si può avverare: poter lavorare con una nuova vita, un nuovo nome, una nuova identità, nuovi giovani amici (i musicisti italiani).

I miei amici americani e quelli inglesi credono che i migliori musicisti al mondo siano americani o, appunto, inglesi e che per questo io debba lavorare con loro. Ma la mia idea è che in Italia, terra di Puccini, Verdi, Stradivari e Pavarotti, grandi musicisti, grandi compositori, artisti indiscussi…perché non dovrei cercare proprio qui due bravi musicisti. E anche questo è stato emozionante per me: sono stato in grado di far comprendere che le risposte non si trovano tutte in America. Molte di esse si trovano qui, in Italia. C’è una tradizione musicale profonda in questa nazione e ora io sono grato di farne parte>.

 

<Essere un compositore è come essere posseduto. Ogni canzone è un fantasma e ogni fantasma ha qualcosa di interessante da dire. E’ necessario ascoltarli se si vogliono costruire rapporti pacifici con loro. Essere un compositore, essere posseduti dalla musica ed essere posseduti dal diavolo non sono cosa così tanto differenti tra loro.

Sostanzialmente significa essere posseduti da qualcosa con cui va costruita una relazione comunicativa. Perciò, come dire, è una cosa semplice e complicatissima allo stesso tempo perché è un po’ come avere un piede per terra e una sulle nuvole. Oppure è come essere un’antenna: è una vita facile tutto sommato, ma anche assai complicata perché ci sono spesso distrazioni.

E poi…io provo continuamente a rinnovarmi…Ho grande stima per molte vecchie canzoni, ma sono sempre spinto a dare di più: è come essere posseduto dalla voglia di creare di creare ancora e ancora…

Ora ho trovato un altro modo di esprimermi. E’ il “prossimo” modo, una maniera successiva a quella precedente. Per me ora è perfetto perchè la mia musica, ora,è eccitante. Ho più soddisfazione nel fare musica perché c’è comunicazione diretta con le persone  e vedere la gente che ascolta ora la mia musica così…(ballava)…E’ come se avessi trovato la connessione giusta che mi riporta esattamente all’inizio della storia del Rock quando erano le persone a scegliere e non le case discografiche. Era il pubblico che diceva: <Si, questa è roba nostra, è il nostro linguaggio, è reale>.

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mercoledì, 07 novembre 2007

Quei VICERE' da non sottovalutare...

Al di là delle polemiche suscitate da questo film negli ultimi giorni, I Vicerè non è una pellicola da sottovalutare. Liberamente tratto dall'omonimo romanzo di De Roberto, del quale per altro rispetta la letteriaretà (possiede lo stesso genere di narrazione, abbozza la stessa cornice dentro la quale si situano gli eventi...), si è dimostrato un film tecnicamente onesto (e poi vedremo quali sono i difetti) e contenutisticamente potente.

A livello tecnico la pellicola soffre di una debolezza nella direzione degli attori da parte del regista (Roberto Faenza) per cui si notano incongruenze nelle varie interpretazioni. Non solo ma c'è anche una Cristiana Capotondi che pare non riuscire a liberarsi del vecchio personaggio interpretato nella fiction televisiva "Orgoglio". Particolarmente azzeccata, invece, l'interpretazione del Principe Giacomo fatta da Lando Buzzanca.

Ma ciò che più colpisce del film è la profonda contemporaneità degli argomenti, decisamente delicati, che tocca. Il trasformismo politico, i dubbi della fede, la volontà di potere, la forza dell'arroganza, la debolezza umana, le catene di certi meccanismi dalle quali è impossibili liberarsi, il compromesso insito nella volontà di riscatto…sono tutte occasioni di riflessioni sull’Italia contemporanea. <De Roberto è stato in grado di predire il futuro - ha affermato in conferenza stampa il regista, Roberto Faenza - e questo è il motivo per cui il silenzio ha “censurato” la sua opera per oltre cento anni. I Viceré, però, possiede ora la stessa potenza “distruttiva” di quando fu scritto: può incrinare i poteri e insinuare dubbi>.

 

I Vicerè

Regia Roberto Faenza

Con: Lando Buzzanca, Alessandro Preziosi, Cristiana Capotondi, Lucia Bosè e Guido Caprino

NELLE SALE – 9 NOVEMBRE 2007

 

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venerdì, 02 novembre 2007

Cinematica - Parte Seconda

festa-cinemaDopo la riflessione sullo stato dell'arte del cinema italiano, è venuto il momento di gettare un occhio fuori confine. La seconda edizione della Festa del Cinema di Roma ha offerto un sacco di spunti, alcuni interessanti, alcuni decorosi, altri perfino splendidi. Non avendo, però, uno spazio sconfinato per dipanare la matassa critica...ho pensato di regalarvi non più di qualche pillola. Diciamo qualche riga per ogni titolo, bello o brutto che sia, così mi risparmio da una parte di censurare titoli che qualcuno potrebbe anche apprezzare, dall'altra di dare troppo spazio a ciò che ho particolarmente apprezzato.

locandina JunoLa pole va, per dovere di cronaca, a JUNO film vincitore della Festa 2007. Una commedia godibile e razionale, che non pretende nulla più di quello che è. Girata (da Jason Reitman) ed interpretata decisamente bene (da una Ellen Page che nessuno si aspettava). Insomma, un film convincente...per quello che è. Il linguaggio è particolarmente originale, un  originalità dovuta alla natura e alla "strana" nascita della sceneggiatura (date un'occhiata al nome di Diablo Cody e capirete a che cosa mi riferisco). Diaciamo, dunque, che non è un film da strapparsi i capelli, non si vedrà la fila in sala, non resterà memorabile, ma è comunque una pellicola onesta. E un diversivo per passare una serata in compagnia.

A parte Juno, però, che ha vinto e mi pareva giusto recensirlo al primo posto, tra le pellicole presentate a Roma si può costruire una sorta di percorso alternativo, proporre un filo rosso che le lega insieme. Il tema è quello del viaggio, dentro e fuori di sè, ionirico, sospeso, temporale e reale. Un viaggio alla ricerca di qualche cosa, un viaggio infinito ed indefinito.

piecesQuesto viaggio comincia con FUGITIVE PIECES, un film delicato e bellissimo che commuove e coinvolge. La storia di una sospensione, di una vita combattuta tra il passato e il futuro alla ricerca di un possibilità di redensione. Un bambino viene salvato dall'olocausto e portato in Grecia dalla Polonia. Crescerà e combatterà contro i suoi ricordi, ma non per cancellarli, bensì per trasformarli in una possibilità, la sua possibilità di riscatto dal passato. E a compiere questo miracolo saranno l'amore e la scrittura. Fugitive Pieces è una poesia per immagini, un lenzuolo di seta, una cioccolata calda sulla neve.

locandina across

Poi c'è il viaggio psichedelico. ACROSS THE UNIVERSE (dal 23 novembre nelle sale), musical completamente costruito sulle canzoni dei Beatles, è un film visionario e tremendamente coinvolgente. Teatale, bizzaro ed ironico, si regge su un plot tipico del musical brodwiano: anni '60, Jude arriva in America alla ricerca del padre, ma si innamora di Lucy (non a caso il film si chiude sulle note di Lucy in the Sky with Diamons) il cui fratello è costretto a partire per il Vietnam. Protagonisti, dunque, l'amore, la separazione, il viaggio, la società in trasformazione, il Vietnam e le lotte. Ma la straordinerietà della pellicola non è la storia (di cui, per altro avremmo anche potuto fare a meno!), ma tutti il resto. Gli arrangiamenti musicali si nutrono non soltanto della tradizione pop, rock e contemporanea, ma anche di richiami decisamente più colti; i colori si rincorrono e si scontrano con improbabili effetti di saturazione e green screen (che in certe circostanze possono però sembrarare eccessivi).

locandina in to the wild

Il premio per il viaggio più profondo, spetta però a Sean Penn (sceneggiatore, produttore e anche regista) con INTO THE WILD. Un film strano, che a mio parere non merita tutto il plauso che ha avuto dalla critica pur restando buono. Perdersi nella natura più incontaminata e farsi da essa contaminare per tentare di scampare alla corruzione dell'esistenza: questo è l'inteno del protagonista che si risolverà in un ritorno alla civiltà inquieto e sensa riscatto. Questa è la trama, ma ovviamente il film è un simbolo. Non il simbolo della corruzione della società (come i più ingenui sono portati a pensare), ma della corruzione dell'esistenza stessa: siamo corrotti e corrompibili per la sola ragione di esistere, e per quanto tentiamo di scappare, a questa corruzione non c'è scampo. E' la nostra natura. Diciamo però che a lungo andare il film stanca un pochino.

locandina Lions for Lambs

Un cast di tutto rispetto per LIONS FOR LAMBS, il film "evento" di Robert Redford. E scrivo "evento" tra virgolette perchè Maryl Streep, Tom Cruise e lo stesso Redford erano stati annunciati come il cast che avrebbe fatto discutere di più a questa Festa del Cinema. E invece, il film non ha alzato neanche un alito di vento. Un film d'azione buono e ben interpretato, ma l'ennesima pellicola che si occupa del post 11 settembre senza neanche offrire un nuovo punto di vista. La storia dunque è credibile, ma i dialoghi e il linguaggio soffrono un pò di ridondanza retorica: si parla sempre, si parla troppo, ma non si discute nè nel film, nè del film!

youth without youth

Viaggio in sè stessi e viaggio nel tempo, viaggio nella mitologia e nella radici dell'umano per il grande Coppola che con YOUTH WITHOUT YOUTH porta al cinema, dopo dieci anni di assenza, uno splendido film che contiene forti eco autobiografiche. Invece di morire, l'anziano professore Dominc Matei si ritrova ringiovanito di una quarantina d'anni dopo essere stato colpito da un fulmine la mattina di Pasqua del 1938 a Bucarest. Quando i nazisti cominciano ad interessarsi al fenomeno, il professore è costretto a fuggire e in questo esilio incontra Veronica, incarnazione di Laura, vecchio amore perduto. Non solo, ma in questo esilio completa i suoi studi di linguistica, delle teorie in grado di mettere in pericolo Veronica. Per questo si troverà a dover scegliere tra amore e il lavoro. Questa è la trama che però è riduttiva perchè la pellicola ha molti piani di lettura che si intersecano, si incontrano e si scontrano. YOUTH WITHOUT YOUTH è si una delle pellicole che resteranno nella storia, un film con unica pecca...necessita di più visioni per essere compreso profondamente perchè, come giustamente ci sia aspettava, il "maestro" è molto di più di quello che sembra. Il film, infatti, contiene suggestioni filosofiche, echi religiosi, considerazioni sul tempo e sugli antidoti al nichilismo, una profonda ricerca interiore, splendide sequenze oniriche...

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martedì, 17 luglio 2007

La VITA INTENSA di Tonino Carotone

Sabato 7 luglio in occasione della data di chiusura dell’ottava edizione di Territorio Musicale Festival, è stato proprio Tonino Carotone, con i suoi ritmi sempre in bilico tra il rock e il folk, il melodico e il punk a conquistare il pubblico del Barco Ducale di Urbania. E scivolando in mezzo a contraddizioni ed esagerazioni, ha trovato anche il tempo di raccontare chi è.


Tonino CarotoneInstancabile Tonino Carotone, a fine concerto dietro il palco continua a scherzare, incontrare i fans e intonare vecchie canzoni italiane come Guarda che luna. Per uno che <non può immaginare di cantare senza divertirsi>, anche il concerto di Urbania, ultimo appuntamento di Territorio Musicale Festival, la manifestazione internazionale di musica indipendente, è stato l’ennesima occasione per far festa con il pubblico.

Nella cornice naturalistica della Colonia del  Barco Ducale, si sono alternati sul palco il gruppo svedese Deltahead e i Per Presa Visione per fare posto poi alla coinvolgente musica di Tonino Carotone e la ska band bergamasca Gli Arpioni che, dal 2005, lo accompagna nei tour italiani. Melodie e ritmi popolari che suonano familiari e confortevoli, musiche latineggianti come quelle di  La abuela vela, arrangiamenti hawaiani di Alas e Bahia, o i richiami alla classicità dei valzer di Se que bebo, se que fumo. Tonino Carotone è tutto questo, e il pubblico lo sa, anzi, lo sente e si lascia coinvolgere dalle sonorità rockeggianti della cover di Tu vo fa l’americano e della versione ska di Sapore di mare.  sente felice. Chiacchiera con loro e con i musicisti, creando strani momenti in cui musica e parola si fondono come se fosse tutto studiato. Poi scende dal palco e ti accorgi che non è così. Antonio de La Cuesta vive di improvvisazione e lo si capisce davvero solo quando non è sulla scena, quando le luci si spengono e i tecnici smontano il mixer, e lui, Tonino, con una sigaretta accesa tra le dita di una mano e una birra nell’altra continua a parlare e cantare, proprio come quelle persone che non riescono a fare a meno di portarsi il lavoro a casa. Anche se <sono un po’ incapronato, perché ho un carattere difficile, devo fare la siesta prima e poi, riposato, vado a fare il concerto per stare con la gente>, la sua unica preoccupazione è che le persone stiano bene. <Perché solo quando il pubblico è contento, anche io sto bene e canto bene>. Vive nella musica e per la musica, senza avere una cultura sonora precisa, provenendo da una famiglia che lui stesso definisce umile perché a casa non aveva neanche il giradischi. E allora, girando con gli amici in macchina,  ascolta di tutto, dal rock and roll al punk, da Trini Lopez ad Albano, da Carosone, che definisce <il CheGuevara della musica italiana perché ha fatto la rivoluzione con il ritmo, lo swing, il rock and roll e la tradizione napoletana> a Celentano. Nella musica lui trova tutto perché la concepisce come il filo rosso dell’ esistenza: c’è il divertimento, la storia, le emozioni, ci sono i visi, le filosofie, le delusioni e c’è l’esagerazione, pane della sua vita. E, come scrive nel La Carovana, <tengo le redini.. ma i miei cavalli se ne vanno per i fatti loro.. e io attraverso la giungla del mio caos>. Fiero di quello che compone, di quello che gli appartiene, non rinnega neanche l’esperienza di Insumision - costatagli un anno di carcere a causa del testo antimilitarista -  ma anzi, la considera formativa, poiché gli ha offerto la possibilità di riflettere sulla situazione dei detenuti e comporre Carcerero: <Sono orgoglioso di queste due canzoni, perché considero una fortuna essere entrato in galera a testa alta ed esserne uscito a testa ancora più alta!> Proprio grazie ad Insumicion è nata anche la collaborazione con Gli Arpioni, autori  nel 1999 di una versione italo-bergamasca del pezzo, e che con la voce di Kino, la chitarra di Franco Scalpellini, il basso di Antonello “Tonno” Gini, le tastiere di Francesco “il lungo” Esposito, la batteria di Dario P.G. Milan e i fiati di Pier Muccio e Guglielmo Facchinetti hanno accompagnato lo scorso venerdì il concerto di Carotone come fanno ormai dal 2005. <La collaborazione -spiega il fondatore della band Franco Scarpellini- è nata quasi per gioco e col tempo si è trasformata in amicizia. L’occasione è stata, appunto, la registrazione di una versione italo-bergamasca di Insumision che abbiamo portato ad un concerto in Spagna. Tonino ha assistito a quell’esibizione e quando, a causa del successo della sua Me cago en el amor ha dovuto cominciare a fare concerti in Italia, ha voluto che collaborassimo con lui>.

- Me Cago en el amor -

Il concerto di Tonino Carotone al Barco Ducale di Urbania ha chiuso in grande stile l’ottava edizione di Territorio Musicale Festival. A detta degli organizzatori, Stefano Mauro e  Bouabid El-Aoud, responsabili dell’ Associazione culturale urbinate “Il vento” infatti, in questo 2007 <le scelte effettuate sono state recepite positivamente dal pubblico. Abbiamo spostato l’asse di interesse dalle sonorità rock e post rock, alla musica popolare e folkloristica proponendo comunque canzoni d’autore, come nel concerto di Teresa de Sio, e questo non ha influito sul successo della manifestazione, ma anzi ha richiamato una quantità di pubblico superiore alle nostre aspettative>.

VAI ALL'INTERVISTA
Intervista a Tonino Carotone

SuperK non poteva farne a meno! 14:24 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
categoria: musica, recensione, concerti


Essenza

Utente: SuperK
Nome: Francesca
As you like it...è il titolo della mia vita. Le pagine del libro sono in gran parte ancora bianche, ma quelle già scritte non potrebbero essere diverse da come sono (As you like it...)!

Play me...

<BGSOUND src="http://www.micheleacampora.it/musica/01%2DSet%20I%20%2D%20I.%20Minueto.mp3">

Lo pensavo davvero...

oggi
--- 2007 ---
--- 2006 ---

Solo se...

Un comodino polveroso:


I. Allende, La Casa Degli Spiriti
Feltrinelli


J. K. Rowling, Herry Potter e i Doni della Morte
Salani


J. Coe, Donna per Caso Feltrinelli

SIETE PASSATI PER SBAGLIO IN...

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