Don't touch my Brain!

WARNING: here you can find many spots. The first is me, the least is me and in the middle there is some fog about the world...I dream only to understand!
giovedì, 31 maggio 2007

Vademecum per una coscienza collettiva

gomorraQuando ciò che appare legale è in realtà regolato dall'illegalità, quando gli equilibri di potere non posso fare a meno della criminalità organizzata, quando il Sistema diventa motore unico del capitalismo, quando solo lo stesso Sistema è in grado di garantire mano d'opera (a costo zero) a tutti coloro che credono di lavorare e far prosperare le proprie aziende nella "legalità"...allora qualcuno dovrebbe cominciare a ripensare la Questione Meridionale.
Scoprirebbe così che quella Questione, in realtà, Meridionale non è!
Gomorra (Roberto Saviano, Mondadori, Milano 2006) non è la Campania o il Sud, Gomorra è il motore immobile del capitalismo, italiano, europeo e quasi quasi anche mondiale visto che ha allungato i suoi tentacoli ovunque era possibile accumulare merci e ricchezze.
E proprio "la merce", o più precisamente il suo ciclo, è il soggetto principe del reportage di Roberto Saviano: la descrizione cruda, immobile ed affilata di come la nostra Italia sia stata in grado, attraverso le connivenze perpetrate nel tempo, di dare vita ad una classe di potere sotterranea per la quale non vale il principio universale di vita, ma quello di produzione-guadagno.
Ecco spuntare, allora, un paradosso: coloro che producono le merci da immettere sul mercato, sono gli stessi che guadagnano con lo smaltimento illegale dei rifiuti, sono gli stessi che possono permettersi di sfruttare la vita degli altri perchè quest'ultima non produce guadagno di alcun genere.
La Camorra è, oggi, la forma di imprenditoria più avanzata che si conosca, è silenziosa e sa guardare più in là, è indispensabile alla vita politico-imprenditoriale della nostra Italia e sa sfruttare questo principio meglio di chiunque altro.
Saviano racconta quello che ha visto e quello che sa, non va oltre. Ricostruisce il tragico scenario nel quale niente di ciò che è legale lo è davvero, non giudica. Descrive le sue lunghe passeggiate nel cuore di una terra devastata da pallottole, ricatti e rifiuti tossici, non inventa. Nulla.
Certo, la prosa di Saviano non è avvicente, ma leggendo Gomorra non si sente la necessità dell'avventuroso. Non si ha voglia di sbirciare dalla serratura, come spesso accade a chi è abituato alla narrativa, ma soltanto di capire: tornare indietro, andare avanti e cercare i nessi che legano tra loro cose e persone.
Gomorra non è un passatempo, diventa una necessità utile a leggere ciò che anche in questo momento accade (un esempio su tutti: nessuna sindrome Nimby muove gli abitanti della Campania a protestare contro le discariche, soltanto la loro indiscussa sicurezza che a gestire tutto sia, anche questa volta, la camorra).
Gomorra non è un passatempo, è un vademecum attraverso cui rendersi una volta per tutte consapevoli di come vadano davvero le cose, a Napoli, Caserta, Milano, Venezia, Roma, Parigi, Londra, Bruxelles, Shangai, New York e Tokyo.
SuperK non poteva farne a meno! 13:20 | Permalink | commenti (18) / commenti (18) (pop-up)
categoria: cultura, politica, recensione, campania, attualità, commento, gomorra, governo, mondadori, roberto saviano


martedì, 22 maggio 2007

PROIBITO PARLARE...A COSTO DELLA VITA

.anna politkowskaja - proibito parlare

Le frontiere cecene sono chiuse da oltre due anni nonostante in quelle terre sia in pieno corso la seconda fase di una tremenda guerra civile combattuta, dal governo centrale russo, con armi assolutamente improprie: rapimenti coatti, deportazioni di innocenti, assassinii a sangue freddo. Il tutto in nome di una globale, nonchè improbabile, guerra al terrorismo. Ed è una chisura a tenuta stagna, a quanto pare, se è vero che da quelle frontiere non riescono a passare neanche notizie, testimonianze o semplici indiscrezioni (l'ultimo giornalista che si è occupato di Cecenia dalla Cecenia è stato Antonio Russo, corrispondente di Radio Radicale, ucciso il 19 ottobre del 2000). La Cecenia è, dunque, ad oggi, uno dei buchi neri dell'informazione mondiale, un non-luogo dove, qualunque cosa accada, nessuno ne sarà al corrente.

Anche Anna Politkovskaja è stata uccisa. Il 7 ottobre 2006, mentre tornava a casa dal lavoro con la busta della spesa in mano, un sicario, ancora senza volto, l'ha freddata con quattro colpi di pistola nell'ascensore del suo palazzo. La sua era l'unica voce rimasta a combattere contro i soprusi del governo Putin in Cecenia, una voce scomoda, una voce che denunciava giorno dopo giorno la terribile situazione di persone alle quali da tempo erano state sottratte dignità, forza di vivere, possibilità e, troppo spesso, anche la vita stessa. La morte di Anna Politkovskaja, però, ha forzato la tenuta stagna delle frontiere cecene gettando una fievole luce dentro quel buco nero. Dopo l'omicidio, infatti, Mondadori ha tradotto e raccolto nel volume (PROIBITO PARLARE, Cecenia, Beslan, Tearo Dubrovka: le verità scomode della Russia di Putin (Mondadori, Milano 2007) articoli da lei scritti negli ultimi anni per il quotidiano russo Novaja Gazeta. In copertina, una foto dell'interno della scuola elementare di Beslan sventrata dai terroristi nel settembre 2004, pare avvertire il lettore del contenuto: quelle bottiglie d'acqua, poste lì dai familiari delle vittime a perenne memoria del fatto che nulla da bere era stato concesso agli ostaggi nei tre giorni di prigionia, suonano come un monito che afferma forte la disperazione da cui nascono i reportage.

PROIBITO PARLARE è la lunga, straziante denuncia delle condizioni in cui ceceni, ingusci ed ossezi sono costretti a (sopra)vivere, e il più delle volte a morire, a causa del "regime". Una sequela di testimonianze che la Politkovskaja ha raccolto tra il 2004 e il 2006 per dare voce a coloro che non hanno la possibilità di farsi ascoltare. E Anna Politkovskaja è morta per questo. Aprire, infatti, le pagine del libro significa scoperchiare il vaso di Pandora dell'epoca post guerra-fredda: cimini efferati commessi con i beneplacito del potere, violenze fisiche e psicologiche al limite dell'umano, guerre combattute con l'unico scopo di mantenere dei privilegi, migliaia di morti e milioni di desaparecidos, donne costrette a seppellire i figli altrui per non impazzire...Unico scopo: trovare ogni volta un capro espiatorio con il quale giustificare una guerra al terrorismo che non può essere combattuta davvero.

Accade in America, in Iraq, in Iran, in Palestina, in Israele, in Libano, in Sudan e anche in Russia.

Se, però, il contenuto delle singole pagine possiede tale, profonda forza evocativa, non si può dire la stessa cosa per il volume nel suo complesso che in alcune circostanze pecca di ripetizioni e complicazioni inutili sopportabili soltanto grazie alla linearità e alla chiarezza del linguaggio giornalistico. Troppi nomi di personaggi il cui operato è spesso sconosciuto ai più e poco documentato. Troppi riferimenti a fatti che, benchè appartengano al passato recente, sono spesso del tutto ingnorati dalla maggior parte dei lettori italiani. Situazioni troppo ingarbugliate per chi, fino ad oggi, ha avuto difficile accesso alle notizie provenienti da quella zona del mondo. La ragione di tutto ciò, ovviamente, non va attribuita alla Politkovskaja, ma a chi si è occupato di curare l'edizione del volume. La giornalista, infatti, quando scriveva i suoi reportage su Novaja Gazeta sapeva perfettamente di non dovere, al pubblico dei suoi lettori, spiegazioni diverse da quelle che si trovano nelle sue pagine perchè si rivolgeva a russi, ceceni, ingusci ed ossezi che conoscevano perfettamente le vicende narrate: erano lettori al corrente dei riferimenti e dei nomi riportati di volta in volta.

Non è però possibile parlare allo stesso modo ad un pubblico differente, lontano e quasi completamente digiuno di informazioni relative a quel lembo di europa.

PROIBITO PARLARE costringe, così, il lettore medio ad incredibili peripezie intellettuali nel tentativo di sfrondare i riferimenti e arrivare al nocciolo della questione: molti degli articoli dalla prima parte, ad esempio, raccontano lo stesso tipo di esperienza vissuta da persone diverse e questa caratteristica rende pesanti ed abbastanza noiose le oltre 130 pagine di cui il capitolo è composto. La ripetizione coatta di contenuti ed esempi non può che risultare snervante per coloro che non posseggono punti di riferimento saldi. Perciò la parte migliore del libro è quella contenuta nelle ultime cento pagine, dalle quali anche un qualinque lettore italiano è in grado di ricavare l'impressione che meglio si avvicina alle intenzioni della Politkovskaja: Io vivo la mia vita e scrivo di ciò che vedo.

SuperK non poteva farne a meno! 11:41 | Permalink | commenti (23) / commenti (23) (pop-up)
categoria: recensione, conflitti, guerra, attualità, mondadori, anna politkowskaya


Essenza

Utente: SuperK
Nome: Francesca
As you like it...è il titolo della mia vita. Le pagine del libro sono in gran parte ancora bianche, ma quelle già scritte non potrebbero essere diverse da come sono (As you like it...)!

Play me...

<BGSOUND src="http://www.micheleacampora.it/musica/01%2DSet%20I%20%2D%20I.%20Minueto.mp3">

Lo pensavo davvero...

oggi
--- 2007 ---
--- 2006 ---

Solo se...

Un comodino polveroso:


I. Allende, La Casa Degli Spiriti
Feltrinelli


J. K. Rowling, Herry Potter e i Doni della Morte
Salani


J. Coe, Donna per Caso Feltrinelli

SIETE PASSATI PER SBAGLIO IN...

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L'Italia ripudia le mafie: NON LASCIAMOCI SOLI - www.ammazzatecitutti.org