Questo è il primo capitolo di una storia che non so ancora quanto sarà lunga...E' la storia del perchè e del come siamo diventati assuefatti alla pratica delle tre Scimmiette: non vedo, non sento, non parlo. Succede, infatti, tutti i giorni che, pur ritenendoci assolutamente onesti, siamo in grado di insabbiare anche la più innocua delle verità! Succede che diciamo delle cose, non ci ricordiamo di averle dette oppure le riteniamo poco importanti e proprio queste cose dimostrano la nostra incapacità di svincolarci dall’omertà di riflesso. Proprio così, OMERTA’ DI RIFLESSO è le piaga che sta soffocando il mondo e nessuno di noi ne è immune. Questa storia A PUNATE vuole dimostrare quanto la pratica dell’insabbiamento che critichiamo continuamente e con forza faccia, invece, profondamente parte del nostro inconscio e delle nostre vite.
<Non conosciamo i tre uomini tenuti in ostaggio in Nigeria, perché quello che in modo colloquiale viene chiamato “Paese del Petrolio” è, in realtà, una regione grandissima che occupa tutto il Delta del Niger (zona sud – est del paese) e le direttive delle compagnie petrolifere, ormai da settembre, ci impediscono di uscire dai confini del campo nel quale lavoriamo>. A parlare sono due ingegneri che si occupano della costruzione di Pipe-Line in giro per il mondo e in questo momento lavorano in Nigeria. <Fino alla metà di agosto _ spiega uno di loro _ si poteva girare senza grandi problemi anche se accompagnati da autista e guardia armata, da settembre in poi, a causa della crescente pericolosità di alcune zone, possiamo uscire solo per motivi strettamente lavorativi. Noi, infatti, come tutti i dipendenti delle Oil Company che si trovano in quella regione, siamo stanziati in un compound, cioè un campo base, recintato e sorvegliato 24 ore su 24 da guardie armate. Il campo è diviso in due sezioni, quella dei moduli abitativi e quella degli uffici e non possiamo muoverci di lì>. I due lavorano nello stato di Bayelsa e più precisamente a Port Arcourt, città balzata agli onori della cronaca a metà dicembre per l’esplosione di due autobombe che, per fortuna, non hanno provocato vittime ma soltanto danni. <Non abbiamo paura _ afferma l’altro _ perché nel campo non si corrono rischi di alcun genere. Certo, a lungo andare ci si sente un po’ come in carcere, ma almeno si è protetti. Bersaglio dei rapitori, sono infatti, i bianchi ed in particolare quelli che lavorano per le Oil Company perché vengono associati alla ricchezza. Credo che le questioni ambientali spesso portate a giustificazione dei rapimenti si possano considerare infondate, chi rapisce non vuole altro che i soldi. E’ anche difficile che i rapimenti siano messi in pratica in modo violento: di solito ti fermano, ti portano via e ti fanno telefonare alla compagnia per il riscatto. A parte il caso degli ultimi tre italiani, infatti, di solito si parla di rapimenti lampo>. <Sono sotto tiro _ aggiungono _ anche gli stessi nigeriani dipendenti o manager delle compagnie petrolifere. Resta però il fatto che, almeno per noi, il rischio non è tale da mettere in discussione il lavoro, o meglio, ci penserei due volte solo se dovessi trovarmi fuori dal campo>. Anche i guadagni, affermano i due, non possono essere messi in discussione: non sono cifre astronomiche, ma di certo più alte rispetto a quelle che guadagnerebbero in Italia. Il progetto a cui gli ingegneri lavorano in Nigeria sarà finito nel corso di questo 2007, ma ci sono molte altre zone <calde> in cui si fanno progetti di costruzione di Pipe-Line del petrolio, del gas o dell’acqua. <Nel giugno scorso sono stato nei territori della Striscia di Gaza per definire il tracciato di un metanodotto. La zona era a 4 o
Ho ovviamente tolto i nomi e la ragione sociale dell’azienda per cui i due ingegneri lavorano, che nell’originale erano citati, ma soltanto per questioni di rispetto!!!! Quello che mi interessa, non è comunque la denuncia di ciò che accade in Nigeria, perché questo comporterebbe ricerche di altro genere, bensì quello che loro non dicono in quest’intervista! E’ accaduto, infatti, che quando ho chiesto ad uno dei due la possibilità che mi fosse concessa quest’intervista (prima di andare di persona, infatti ho telefonato…ed era mattino!), lui ha detto “Non credo di avere problemi intorno alle 15.30 di oggi pomeriggio… così faccio anche in tempo a sentire che cosa ne pensa la dirigenza!”
Tornando in redazione dall’intervista, sotto la pioggia e senza ombrello, ho avuto la sensazione che, nonostante le mie domande non fossero particolarmente incalzanti, i due fossero reticenti e mi è tornata in mente l’affermazione telefonica della mattinata: sono certa, a questo punto, che la dirigenza abbia imposto ai due ingegneri una versione dei fatti, che probabilmente nasconde qualcosa.
Ora, mi chiedo: io non ho fatto un’intervista che non mirava ad accusare chicchessia…a che pro essere reticenti?
Dunque comincio col darvi un pò di cifre. 
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| Journalists killed | Media assistants killed | Journalists imprisoned | Media assistants imprisoned | Cyberdissidents imprisoned |