E’ davvero incredibile!
NON C’E’ POSTO PER NOI, comunque la guardi, comunque la giri, qualunque colore gli dai, la sostanza è che NON C’E’ POSTO PER NOI!
E’ vero, mi sono scelta una categoria e un lavoro forse sciagurati, ma non credo che gli altri siano messi meglio di me.
Che intendo?
Semplicemente che la nostra generazione sarà un buco nero nella società.
Lavoriamo, ma non abbiamo contratti.
Viviamo, ma non siamo indipendenti.
Combattiamo, ma i mulini a vento continuano a spostarsi.
Cresciamo, ma…NON C’E’ POSTO PER NOI.
In compenso di posto ce né una marea per gente INUTILE…non NULLAFACENTE, badate bene, ma INUTILE!
In questa redazione siamo in 8.
5 di queste 8 persone sono caporedattori di altrettanti programmi, io ne seguo 3 come redattrice… le altre due persone sono ASSOLUTAMENTE INUTILI.
Forse sono anche bravi professionisti, ma questo non ci è dato saperlo perché stanno in redazione a fare NULLA dalla mattina alla sera.
Anzi no…
Leggono i giornali!
E telefonano!
E se si fermano a parlare al telefono mezz’ora di più…scatta lo straordinario, e con lui la paga doppia.
Sono giorni che mi chiedo (e chiedo in giro): <Ma che ci stanno a fare?>
E la risposta è <Eh, bella domanda!>
Così, ho scoperto che, come esistono gli ENTI INUTILI (comunità montane etc. etc.), esistono anche POSTI DI LAVORO INUTILI.
Con ciò non voglio criticare le persone cui mi riferisco, perché non so se avendo da fare sarebbero o meno scansafatiche…può darsi di no…L’intento è capacitarmi del fatto che NON C’E’ POSTO PER NOI, MA CI SONO UN SACCO DI POSTI DI LAVORO INUTILI.
Questo significa che la nostra generazione, non solo si trova di fronte ai “cugini degli amanti delle mogli dello zio” da gestire, ma anche a gente pagata per fare NULLA!
Posti di lavoro che non hanno senso e che, per di più, consumano soldi pubblici senza ragione…la situazione in Italia è sempre più simile ad un acquedotto che perde alla fonte.
ALTRO CHE TESORETTO, BAMBOCCIONI E FINANZIARIE…
Il folle spettacolo di violenze ingiustificate, da una e dall’altra parte, è andato in scena da Rostock a Roma. Si è chiuso il sipario, ma ciò che è successo resta anche se qualcuno avrà già dimenticato. E allora, come dopo Genova, in un tempo e in uno spazio altri, si può andare di nuovo a teatro, aprire a forza il sipario e vivere un nuovo, tragico spettacolo messo in scena, per uno strano scherzo del destino, dai personaggi del fumetto di Schulz: Charlie Brown, Linus, Snoopy, Woodstock e il resto della compagnia (i cui nomi vengono storpiati nel testo italiano per ragioni di diritti d’autore).
Noccioline (Fausto Paravidino, Teatro, Ubulibri, MIlano 2002), questo il titolo che deriva dalla traduzione letterale di Peanuts, è la conseguenza diretta di Genova 01, ma questa volta all’allontanamento dalla crudezza del reale, che non presuppone personaggi e scenografie, si sostituisce la crudeltà della tragedia. Lo stesso Fausto Paravidino, in una intervista ad Alessandro Tinterri, afferma ‹‹ho preso in prestito i personaggi di Schulz, li ho alzati di età e li ho sbattuti nella caserma di Bolzaneto, dove i fermati dalla polizia dopo l'irruzione nella scuola Diaz furono sottoposti a minacce e violenze di ogni tipo››.
Noccioline è tagliente e sarcastico allo stesso tempo, rappresenta una società in cui anche l’infanzia è sottomessa a leggi di mercato, ritrae la brusca evoluzione di un mondo adolescenziale spensierato in un sistema di torture da regime poliziesco. Nella prima parte del testo sono in scena degli adolescenti che bevono coca-cola guardando i puffi in tv, mentre la seconda parte, che presuppone un gap temporale di una decina d’anni, è ambientata all’interno di un commissariato di polizia. Gli atti sono collegati tra loro da una trovata straordinaria che li fa in qualche modo convivere: le scene del primo sono introdotte da titoli che rimandano alla politica economica e, dunque, al mondo del potere adulto; nel secondo atto, invece, i titoli si trasformano in sarcastiche semplicità tipo: “Carinerie”, “Scuse” o “Intermezzo da ridere”. Questo, da un lato, aggrava le condizioni di vita dei ragazzini che, per definizione, dovrebbero essere spensierati mentre toglie senso a quella che nel secondo atto, si configura come la sopraffazione del potere sull’uomo comune. Fausto Paravidino dice ancora: ‹‹Lo stesso concetto espresso in maniera infantile nel primo atto ritorna nel secondo in forma adulta. Ma mentre nel primo atto a situazioni del tutto banali e a misura di ragazzi corrispondono titoli da grandi temi della storia e della politica, nel secondo a scene di un mondo adulto dai tratti inquietanti ho dato titoli inadeguati e sentimentali. Quelli del secondo atto per il loro minimalismo sono titoli che non corrispondono affatto alla gravità delle situazioni, sono messaggi retorici e rassicuranti dettati da un ordine costituito preoccupato di minimizzare››. Ma il peggio deve ancora arrivare. Tra il primo e il secondo atto viene specificato che i personaggi non hanno memoria di ciò che è già accaduto, vale a dire che alcuni di essi non conoscono e non sanno spiegarsi le ragioni per le quali subiscono i pestaggi e gli altri non sanno perché hanno il potere di pestare e perpetrare soprusi di ogni genere. L’essenza tragica di Noccioline, dunque, si nasconde dietro il ribaltamento delle condizioni di vita dovute all’impossibilità di comprendere quel Perché che già in Genova 01 aveva permesso all’autore di sviluppare una drammaturgia tutta incentrata sull’incomprensione. La protagonista della piece, in chiusura, pronuncia questa frase: ‹‹Se allora avessi fatto così, chissà se sarebbe andata in un altro modo, magari o, non sarebbe cambiato niente, semplicemente io mi sarei trovato dall’altra parte, ma a me piace pensarlo lo stesso››. Con queste parole Buddy, non solo capovolge le sorti del testo e dà al lettore la possibilità di interpretazione della piece, ma fa anche assomigliare il secondo atto ad un sogno. Ed ecco perché anche il tempo (al di là della specificazione dei dieci anni che passano tra il primo e il secondo atto) e lo spazio sembrano non avere consistenza reale: Genova (così come Rostock, Roma e tutte le altre occasioni in cui si sono verificati fatti simili…) è prepotentemente presente, come lo è la cronaca dei fatti, ma forse a causa dei fantastici personaggi presi in prestito dai fumetti, il testo sembra essere sospeso in una contemporaneità non meglio specificata.
Dunque…dunque…questo quinto appuntamento lo assocerò alla Mosca Cieca. Ma non una partita qualunque di mosca cieca, bensì quella giocata in compagnia del ragazzino più pestifero e malvagiamente geniale della vostra 5° classe elementare.
Chiudete gli occhi e tornate per un attimo bambini…Guardatevi: piccolini, cagionevoli e anche un po’ ingenui (a meno che, ovviamente, non vi tocchi la parte del ragazzino di cui sopra!) costretti dalle circostanze ad essere bendati e sfidare a mosca cieca quel tipetto sotto un loggiato, luogo normalmente pieno zeppo di insidie per i denti e il baricentro di un bambino (ma lui vi ci ha portato apposta!). Sapete già che non vincerete mai…ma lui sa perfettamente che ha già vinto!
I risultati di auditel sull’audience media (numero medio dei telespettatori di un certo programma. Rapporto tra la sommatoria dei telespettatori presenti in ciascun minuto di un dato intervallo di tempo e la durata in minuti dell'intervallo stesso) sono ottenuti attraverso un meccanismo di controllo di un campione di televisori italiani e servono in particolare agli inserzionisti pubblicitari per valutare l’indice di gradimento di una certa trasmissione ad una certa ora su un certo canale.
E fin qui, non fa una piega.
La cosa sgualcita è come viene effettuato.
Innanzi tutto, affinché la tua televisione possa far parte del campione preso in analisi…devi possedere un cognome. Ma uno di quelli che contano: cugino, cognato, nipote, figlio, fratello, zia…non importa, l’importante è che quel qualcuno ti conosca bene.
In secondo luogo devi possedere almeno altre tre televisioni. Quando ti vengono ad installare il trabiccolo che rileva i dati d’ascolto, infatti, non dovresti essere tanto stupido da fartelo installare nell’apparecchio che utilizzi normalmente e neanche in quello che hai in camera o in salotto. Dunque, devi avere un televisore da tenere sempre acceso in soffitta.
Veniamo adesso alla sintonizzazione. Una volta che tu avrai installato il rilevatore, comincerà a squillarti il telefono.
Telefonata n.1:
Pronto?
Salve, e’ la direzione di Rai1. Lei fa parte del programma di rilevazione dati dell’auditel, vero?
Si, perché?
Perché dobbiamo informarla che questo mese, se la nostra rete supererà il tetto di ascolti lei riceverà in regalo una lavatrice AA+.
Telefonata n. 2:
Pronto?
Salve, e’ la direzione di Canale5. Lei fa parte del programma di rilevazione dati dell’auditel, vero?
Si, perché?
Perché dobbiamo informarla che questo mese, se la nostra rete supererà il tetto di ascolti lei riceverà in regalo una bicicletta in carbonio.
Telefonata n. 3:
Pronto?
Salve, e’ la direzione di La7. Lei fa parte del programma di rilevazione dati dell’auditel, vero?
Si, perché?
Perché dobbiamo informarla che questo mese, se la nostra rete supererà il tetto di ascolti lei riceverà un frigorifero Candy di quelli tipo americano.
Telefonata n. 4:
Pronto?
Salve, e’ la direzione di Rai3. Lei fa parte del programma di rilevazione dati dell’auditel, vero?
Si, perché?
Perché dobbiamo informarla che questo mese, se la nostra rete supererà il tetto di ascolti lei riceverà un buono di1.500 per andare in vacanza con sua moglie.
Dopo aver ricevuto le proposte ed aver deciso che cosa ti fa più comodo in questo mese…tu andrai alla televisione che hai in soffitta, sintonizzerai il canale prescelto e te ne andrai comodo comodo a stravaccarti sul divano e guardare i Simpson in Vhs. Poi a fine mese arriverà il corriere che ti recapiterà a casa il premio e tu potrai, finalmente, goderne.
Il giorno dopo…tutto ricomincerà da capo!
Così funziona il rilevamento dei dati di Audience…una cosa assolutamente inutile per l’intera popolazione ma che la popolazione per intero paga a suon di regali! Smettiamola di farci prendere per il naso e girare tondo…
PS: Immagino che possa anche esserci qualcuno che non crede a quello che dico…che pensa che sto tentando di fare dietrologia…che sono una disfattista e basta…e allora, ho deciso di darvi anche la fonte (da brava donnina di mestiere non sono in grado di fare altrimenti). La mia fonte, assolutamente attendibile (e qui dovete fidarvi!) si chiama Zap Mangusta, incontrato e conosciuto nel gennaio 2006 dalla sottoscritta, ed è:
Questa volta il capitolo lo chiameremo Tabù come quel gioco da tavola in cui devi indovinare una parola senza mai pronunciare i sinonimi o altre parole che ad essa sono correlate. Cambia di nuovo lo scopo, dunque, e allora vi dico subito che la terza puntata è dedicata a: come insabbiare la verità senza dire bugie.
E’ una storia che alcuni già conoscono (e spero che possano scusarmi!) perché l’ho scritta tempo fa commentando il blog di una mia amica casertana ma che mi torna utile in questo contesto per darvi la misura di quanto lavoro d’inganno ci sia in realtà nel “non detto”. La riporto così come l’avevo scritta tempo fa…
Pare che, ora, sia la regione (o, forse, la provincia) a pagare per lo smaltimento dei rifiuti rimasti dopo il fallimento dell’azienda. Non solo, ma pare anche che una parte cospicua di quei rifiuti siano ancora lì e qualcuno dice che il viavai di camion non è ancora cessato. Dalle mie parti, però, non lo sa nessuno e la maggioranza di coloro che abitano in zona per anni non hanno saputo di respirare fumi velenosi…perché nessuno è mai voluto andare fino in fondo, nessuno ha mai avuto il coraggio di dire alla gente come stavano le cose e io, ora, mi ritrovo a dovermi considerare complice di queste manovre del non detto. Un giochino nel quale non si rischia niente per dire la verità, ma non ci si sporca neanche le mani mentendo…il sistema migliore per restare puliti, immagino!
Dash, più bianco non si può!!
Schhhhhh….non puoi dire bianco!!
Mannaggia, m’è uscito! E Adesso?