Don't touch my Brain!

WARNING: here you can find many spots. The first is me, the least is me and in the middle there is some fog about the world...I dream only to understand!
lunedì, 23 aprile 2007

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO:

Ho la necessità di cambiare temporaneamente l'impostazione concettuale del blog. Da adesso fino alla fine dell'anno mi dovrò concentrare sui principi, le idee e la pratica della REDAZIONE CULTURALE (se volete, QUI ne trovate la ragione) e quindi mi scosterò dai problemi più specificatamente relativi alla cronaca. Questo non significa affatto che l'urgenza di certi argomenti di cronaca non troverà più spazio nelle pagine del blog, sigifica soltanto che comincerete a leggere in percentuale sempre maggiore recenzioni, commenti e riflessioni sul panorama culturale che ci circonda e sui suoi prodotti.

Ho pensato che non fosse una malvagia idea utilizzare il blog per qualche "esercizio di stile" in attesa di un futuro in una "vera" redazione culturale. La natura dello strumento mi offre, infatti, a differenza del block notes personale, la possibilità di avere un "ritorno" dalle vostre opinioni sia riguardo gli oggetti che andrò ad analizzare sia riguardo le mie capacità in merito.

Non siate parchi, nè tantomeno buonisti: quello di cui ho bisogno sono critiche (negative o positive) e, perchè no, suggerimenti provenienti proprio da non professionisti (con i quali ho già la straordinaria possibilità di confrontarmi in classe!), da semplici lettori e spettatori, da chi segue il panorama culturale per suo interesse o da chi ha voglia di cominciare a saperne di più su libri, film, mostre ed eventi.

SuperK non poteva farne a meno! 12:23 | Permalink | commenti (9) / commenti (9) (pop-up)
categoria: cultura, giornalismo, redazione, commento, redazione culturale


giovedì, 12 aprile 2007

Capitolo 12: Incastonati in un esercito…e le fonti?

Tempo fa lasciavo sospesa una frase: Ma quella degli EMBEDDED resta un’altra storia.  Beh, pensavo di riprenderla soprattutto per cercare di definire le QUESTIONI che il ruolo dei giornalisti “embedded” hanno sollevato negli ultimi anni. 

Il giornalista embedded (Embedded significa letterarmente incastonato, ma qualcuno preferisce tradurlo con intrappolato) è, come ormai tutti sanno, un reporter che, nel caso particolare dei conflitti armati, si lega alle unità militari dell’esercito. Benché il temine possa essere utilizzato anche in altre occorrenze storiche che riguardano il rapporto tra giornalisti e rappresentanti di un esercito, la sua natura specifica nasce durante la seconda guerra in Iraq e comincia a diffondersi concettualmente intorno al 2004. Gli embedded, infatti, furono la risposta dell’esercito statunitense alla pressione della stampa delusa dal basso livello d’accesso alle fonti avuto durante la prima guerra del Golfo e durante l’invasione Afgana. E così furono nientemeno che 775 tra giornalisti e fotoreporter coloro che poterono essere intrappolati in una missione militare nel marzo del 2003. Gli embedded però, quando partono per una missione con le truppe devono firmare un contratto che prevede diverse clausole. In particolare sul documento (che qui trovate in formato pdf) sta scritto:

1) Le organizzazioni mediatiche e gli operatori dei media comprendono e riconoscono che il processo di incorporazione esporra' gli operatori dei media agli stessi rischi e pericoli a cui sono esposti i membri militari delle unita' militari.

2) L'operatore dell'informazione riconosce che la mancata esecuzione di qualunque direttiva, ordine, regola o comando sul terreno puo' comportare l'interruzione della sua partecipazione al processo di incorporazione.

Per lo stesso contratto, gli embedded non possono divulgare notizie che non siano prima state controllate da comandanti e generali dello stesso esercito nel quale i giornalisti, dopo la firma, sono formalmente arruolati.

E le fonti? La legge vuole che prima di scrivere o dire qualunque cosa un giornalista debba fare controlli incrociati sulle fonti…ma questo va a farsi benedire! Inoltre gli embedded sono censurati, ricattati (perché se non fanno quello che vuole il comendo vengono espulsi immediatamente!) e scelti dallo stesso comando. L’esercito, infatti, per regolamento interno, diffonde le caratteristiche del perfetto embedded tra le quali, proprio nel 2003, ce n’era una che permetteva solo a giornalisti americani di partecipare alla campagna in Iraq e cioè la regola che voleva che il giornalista conoscesse perfettamente il gergo militare americano (la scusa che l’esercito americano aveva dato era che altrimenti non avrebbero saputo riconoscere gli ordini).  

Per queste ragioni molti osservatori sostengono che il livello dei reportage degli embedded, almeno fino ad ora, sia esasperatamente ristretto all’opinione americana del conflitto…anzi all’opinione del conflitto che gli americani hanno intenzione di costruire e dare in pasto all’opinione pubblica.

Sperando di sollevare dibattiti…sono sempre più convinta della centralità della cosiddetta media machines, non solo riguardo alla creazione di un opinione pubblica sui conflitti, ma anche per quello che concerne il pilotaggio degli interessi del pubblico verso certi avvenimenti.

Qualche chicca:

1.   In Iran l’Onu ha mandato gli ispettori…sto copione l’abbiamo già letto, mannaggia!

2.    Bush, ha deciso da solo (perché s’era stufato di aspettare) che in Darfur va dichiarato il GENOCIDIO…così adesso, lui può intervenire come gli pare (e cioè militarmente)!

3.    Fate un saltino qui  per cominciare a capire che cosa accade davvero in Cecenia.

SuperK non poteva farne a meno! 18:34 | Permalink | commenti (21) / commenti (21) (pop-up)
categoria: esteri, conflitti, guerra, giornalismo, attualità, embedded


domenica, 25 marzo 2007

Capitolo 11 (ma ormai ho perso il conto): Il Falso in bilancio della categoria giornalistica!

Non voglio farla lunga, stavolta.

Niente commenti, bandito il superfluo.

Voglio limitarmi ad una lista, una serie di casi da cui ognuno possa sentirsi libero di trarre le proprie conclusioni.

 

§         Somalia 1992, operazione RESTOR HOPE

L’operazione RESTOR HOPE in Somalia nel dicembre 1992 (causata anche dalle immagini televisive dei di morti di fame) vede lo sbarco dei Marines in assetto da guerra sulla spiaggia somala già occupata da cameraman e fotoreporter. La storia in diretta diventa l’autorappresentazione dei media, che filmano una storia che diventa spettacolo, evento appositamente costruito per i loro obiettivi, ottenendo un estraniante effetto di irrealtà.

 

§         Iraq 1991, prima guerra del Golfo

Prova della malvagità irakena è la testimonianza portata da una ragazza quindicenne kuwaitiana a Washington davanti alla Commissione Difesa. La ragazza racconta che i soldati irakeni staccavano la corrente elettrica dalle incubatrici degli ospedali, per far morire i neonati. Questa testimonianza si rivelerà un falso: la ragazza era in realtà la figlia dell’ambasciatore kuwaitiano all’Onu e aveva recitato un copione preparatole dalla “Hill & Knowlton” apposta per l’occasione.

 

§         Iraq 1991, prima guerra del Golfo

L’atto finale della guerra del Golfo trasmesso dalle tv di tutto il mondo è la calata dei soldati americani da un elicottero per riconquistare l’ambasciata di Kuwait City. Di fronte a questa scena spettacolare, nessuno pone i dubbio dell’utilità dell’azione visto che la capitale era stata liberata già da due giorni, mentre è inevitabile l’associazione con altre immagini: quelle dell’umiliante fuga in elicottero  del personale dell’ambasciata a Saigon. Il 1 Marzo, il “Wall Street Jiournal”, titola: La vittoria della guerra del Golfo esorcizza i demoni degli anni del Vietnam.

 

§         Iraq 1991, prima guerra del Golfo

L’immagine simbolo della guerra, quella del cormorano che agonizza nel petrolio a causa dell’incendio dei pozzi kuwatiani, immagine che aveva canalizzato una forte commozione  del pubblico (anche perché per motivi già analizzati, non c’erano immagini di morti da piangere!) diventa, col tempo, oggetto di forti perplessità: come è stato possibile filmare se quello era territorio in mano agli irakeni? Ornitologi di fama internazionale affermano, poi, che il cormorano non dimora a quelle latitudini in quel periodo dell’anno.

 

§         Israele, intifada

Strana impressione avea destato un servizio giornalistico della CNN in Israele in cui intervistati ed intervistatori  indossavano maschere antigas a testimonianza del terrore della popolazione lì residente di attacchi chimici. Sullo sfondo, però, si vedono persone passeggiare senza alcuna protezione: smentita vivente dietro le quinte del racconto sul palcoscenico.

 

§         Iraq 2003, seconda guerra del Golfo

Il crollo della Statua di Saddam Hussein, recensito per noi minuto dopo minuto da Lilli Gruber è evidentemente un’azione studiata a tavolino. E la prima impressione che se ne ricava è l’assimilazione di questo crollo provocato a quelle del WTC…sarebbe stato più onesto chiamarlo CROLLO CATARTICO: per soli americani ottusi.

http://clarence.dada.net/contents/societa/wwwar/archives/001352.html

 

§         Romania 1989, strage di Timisoara

Il primissimo clamoroso caso di falso giornalistico che la storia moderna abbia tentato di smentire. . Il 17 dicembre 1989, durante la rivoluzione contro il regime di Ceausescu in Romania si diffuse la notizia di una strage: 4632 morti a Timisoara, venne dettagliato. Le immagini di cadaveri martoriati fecero il giro del mondo. Si scoprì poi che non era vero niente, che si trattava di un falso giornalistico costruito disseppellendo e filmando alcune salme in un cimitero. I creatori di una delle beffe più clamorose e grottesche della storia non sono mai stati identificati con certezza, ma rimane il ricordo di un gigantesco fenomeno di acritica consonanza informativa da parte dei media di tutto il mondo, e dello scarso controllo delle fonti che fu esercitato da parte di tutti i giornalisti che ebbero a che fare con la notizia.

 

§         Italia 2003, lo Shuttle Colombia

Non conosciamo le ragioni, ma il 4 febbraio 2003 il Corriere della Sera, il più importante organo d'informazione italiano, ha redatto un falso giornalistico. In prima pagina è apparsa una foto dello Shuttle, sotto la quale il commento recita testualmente: "Le immagini delle crepe sulle ali dello Shuttle Colombia mostrate dalla Tv israeliana".

(Foto al link: http://www.corriere.it/av/galleria.html?shuttle_crepe&1)

Ebbene non si tratta di crepe, ma caso ancor più grave non si tratta dell'ala.

 

§         Medjugorje, presunte apparizioni

Le presunte apparizioni di Medjugorje, situata nel sud dell'Erzegovina attuale Federazione Croato-ercegovese (Bosnia), a maggioranza croata, fu un clamoroso strumento di preparazione alla guerra di Croazia messa su al fine di giustificare pretese cattoliche (e dunque croate, paladini della fede romana nella multireligiosa ex Jugoslavia) in Bosnia. Allo scoppio della guerra di Bosnia le truppe Croate, che nell'Erzegovina compirono una serie incredibile di crimini di guerra, si ersero a difensori del sacro tempio di Medjugorje (nei pressi di Mostar) soprattutto in contrapposizione all'Armija musulmana, seconda e importante minoranza della zona. Il Vaticano mai riconobbe allora e mai ha riconosciuto oggi le presunte apparizioni ed anzi esisterebbe un forte movimento di denuncia interna al Vaticano circa le palesi violazioni della dottrina commesse in Medjugorje. Ma allora perché il "caso Medjugorje" è tenuto costantemente "vivo sotto la cenere"? La Erzegovina è, ancor oggi, terra di frontiera religiosa. La Federazione Croato Erzegovese (una delle due Repubbliche create artificiosamente dall'amministrazione Clinton) è alle prese con seri problemi di coabitazione e il gioco degli equilibri vede, ovviamente, croati e musulmani continuamente coinvolti in quello che è un vero e proprio gioco di nervi. Se è stato implicitamente pattuito che Sarajevo debba essere roccaforte musulmana, i croati pretendono dal canto loro che la Erzegovina (terra storicamente croato-cattolica) sia egemonizzata dalla presenza dei cattolici slavi. Un altro punto all'ordine del giorno. Il nuovo e crescente integralismo dell'Islam balcanico porterebbe la chiesa cattolica a tenere ancora "caldo" l'argomento Medjugorje, dimostrandosi ancora una volta eccellenti stratega politico più che pastore di fede.

http://www.blackandwhite.blogosfere.it

SuperK non poteva farne a meno! 15:53 | Permalink | commenti (26) / commenti (26) (pop-up)
categoria: giornalismo, attualità


lunedì, 12 marzo 2007

Come insabbiare le verità anche se non sono affatto scomode
Capitolo 10.
L'Informazione: pericolosissima arma di distruzione di massa

Questa storia comincia in Vietnam. Non solo perché quella fu la prima guerra trasmessa e seguita in tv da milioni di spettatori, ma in particolare perché fu proprio la televisione a decidere le sorti di quella guerra. In Vietnam, un tempo, gli inviati di guerra avevano libertà di movimento, raccontavano quello che vedevano, ascoltavano la gente e si mescolavano ai militari per capire. L’esercito americano forniva ai giornalisti cooperazione ed assistenza, insieme a razioni ed alloggio. Non c’era censura di alcun genere e, dal ’65 al ’68 la copertura televisiva degli avvenimenti cresceva in maniera esponenziale.

Fino al ’68, infatti, la guerra era spontaneamente difesa dalle testate e dagli inviati come se fosse la rivalsa della democrazia sul totalitarismo (e la gente, giornalisti compresi, ci credeva davvero!). L’orrore non era mai messo in scena e gli anchorman parlavano del coraggio dei loro boys e della precisione delle armi tecnologiche…. Ma nel ’68, la guerra contro un paese decisamente inferiore stava durando più del previsto e qualche malcontento iniziava a serpeggiare nei commenti dell’opinione pubblica. Per questo, e per l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali, il Pentagono decide di spingere per far credere in una vittoria imminente e, lì per lì, ci riesce.
Filava tutto liscio, dunque, finché un certo signor Cronkite (Walter), eminente inviato della CBS, ha la bellissima idea di commentare così l’ingresso di alcuni vietnamiti nel perimetro dell’ambasciata americana a Saigon (offensiva di Tet, gennaio 1968): “Che diavolo sta succedendo? Credevo che stessimo vincendo la guerra!
D’un colpo solo crolla nella mente collettiva dell’opinione pubblica lo schemino per cui il Vietnam del sud, stato democratico, va difeso contro il Vietnam del nord, stato comunista (nel senso che la popolazione americana attribuisce al termine durante la guerra fredda) e totalitario. Da questo momento in pi arrivano in televsione le immagini delle vittime civili e delle devastazioni…Il caso di May Lai farà il resto.

Militarmente _ spigherà più tardi Westmoreland _ vincemmo noi, ma due giorni dopo Cronkite annunciò che avevamo perso e quella diventò la verità”.
Per i conservatori, dunque, si tratta di una guerra vinta sul campo, ma persa nei salotti.

Da qui a quello che accade oggi, il passo è davvero breve.

2 agosto 1990: l’Iraq invade il Kuwait.

1991 è la Prima Guerra del Golfo o Desert Storm.

42 giorni di guerra aereo-missilistica.

Peter Arnett (CNN) solo nella “tana del lupo”, Baghdad.

Nessun’altro giornalista accreditato può varcare i confini dell’Iraq.

Se la guerra in Vietnam era stata persa per il mancato controllo dell’impatto politico che l’informazione poteva avere, la Guerra del Golfo viene preparata dal news management governativo che si prodiga a spiegare perché questa guerra è GIUSTA (un solo esempio: Secondo l’amministrazione americana in Kuwait ci sono 250.000 soldati e 1.500 carri armati irakeni, ma nessun satellite che non siano quelli americani pare riuscire a vederli!). Per evitare le pericolose interferenze dei giornalisti e dell’opinione pubblica il comando militare si serve di due strumenti in particolare: la censura e la produzione di un flusso alternativo di notizie.

Tutti i corrispondenti accreditati al Jib (Joint Information Bureau) sono obbligati a firmare un documento in cui si impegnano a rispettare le condizioni dettate dal Pentagono: proibito andare al fronte senza scorta militare, proibito filmare o fotografare morti e feriti, proibito dare informazioni su armamenti, proibito fornire dati sulle perdite alleate, proibito intervistare militare senza permesso ufficiale, proibito, ovviamente, uscire dai confini del Kuwait…Questo controllo è amplificato dalla nuova natura ella guerra: aerea e perciò impossibile da osservare direttamente da parte del giornalista. Al fronte sono solo in 192, tutti americani. E’ la data di nascita degli embedded!

Così, la Guerra del Golfo, è oscurata per le cronache d’informazione vera e propria nell’assenza di immagini cruente e vittime visibili. Nel frattempo, l’Iraq caccia via tutti i giornalisti tranne Peter Arnett, il quale farà i suoi servizi accompagnato giorno e notte da un ufficiale irakeno addetto alla censura. Desert Storm, infatti, ha ricevuto e mantenuto il consenso dell’opinione pubblica americana: i soli servizi del povero Arnett non potevano di certo pretendere di competere con la macchina organizzativa messa in piedi e man mano perfezionata dall’amministrazione americana.

Ma l’episodio più emblematico di come il lavoro dell’inviato di guerra abbia preso, a mio parere, una pessima piega è avvenuto qualche anno più tardi in Kosovo: il bombardamento della Nato sulla sede della Televisione Serba. Azione che ha provocato la morte di civili, dipendenti dell’emittente e alla quale è seguito uno scambio di accuse tra il governo serbo e il comando Nato. Quest’ultimo, essendo stato accusato di aver bombardato un obiettivo civile, ha pensato bene di rispondere che la “televisione è da considerarsi un arma bellica e quindi un obiettivo militare”.

Ma quella degli “embedded” resta un’altra storia.

SuperK non poteva farne a meno! 16:49 | Permalink | commenti (32) / commenti (32) (pop-up)
categoria: esteri, guerra, giornalismo, attualità


Essenza

Utente: SuperK
Nome: Francesca
As you like it...è il titolo della mia vita. Le pagine del libro sono in gran parte ancora bianche, ma quelle già scritte non potrebbero essere diverse da come sono (As you like it...)!

Play me...

<BGSOUND src="http://www.micheleacampora.it/musica/01%2DSet%20I%20%2D%20I.%20Minueto.mp3">

Lo pensavo davvero...

oggi
--- 2007 ---
--- 2006 ---

Solo se...

Un comodino polveroso:


I. Allende, La Casa Degli Spiriti
Feltrinelli


J. K. Rowling, Herry Potter e i Doni della Morte
Salani


J. Coe, Donna per Caso Feltrinelli

SIETE PASSATI PER SBAGLIO IN...

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