Sydney Jay Mead è un designer ed è famoso per aver realizzato i bozzetti di BLADE RUNNER, TRON, ALIEN e del primo episodio di STAR TREK (per cui ha creato l’Enterprise). E’ colui che ha inventato il termine VISUAL FUTURIST, oggi applicato a quanti si occupano dell’elaborazione di effetti speciali per il cinema…Il nostro immaginario collettivo che riguarda il futuro dipende tutto da lui e qui ci parla un po’ del suo lavoro!
COME PRESENTEREBBE IL SUO LAVORO AD UNA PERSONA MAI VISTA NE’ CONOSCIUTA?
Beh, direi <Ho inventato il modo in cui si suppone che le cose cerchino la storia>, la più semplice delle spiegazioni. E per storia possiamo intendere un film, uno sceneggiato televisivo, un’illustrazione per architetti o per qualche libro, ma resta essenzialmente una storia perché tutto quello di cui abbiamo esperienza è parte di una storia che stia accadendo in questo preciso momento o sia successo molto tempo fa. Io mi sono preoccupato soprattutto di storie che riguardano il futuro.
QUAL’E’ SECONDO LEI IL RUOLO DELLE IMMAGINI IN UNA STORIA CHE VIENE RACCONTATA IN QUESTO MODO?
In una storia ci sono gli ambienti, ci sono i personaggi e poi si deve lavorare anche sullo stato dei fatti come su un personaggio. Considerando, infatti, che nelle vicende ci sono dei frammenti della storia, se si cambia lo stato dei fatti si è cambiato anche lo sguardo su quell’intera storia: può essere il futuro, una pistola, un microchip, un’automobile. Tutto questo ti dà l’indizio tecnico su come ordinare la cornice temporale.

RIPENSANDO ALLE IMMAGINI CHE HA REALIZZATO 20 ANNI FA, CI TROVA QUALCHE DELUSIONE? IMMAGINAVA UN FUTURO DIVERSO OPPURE HA RITROVATO COSE ABBASTANZA SIMILI?
Il futuro è quello che accadrà da ora in poi, è legato al passato, non è qualcosa che parte da zero. Perciò è una combinazione del passato con la realtà presente e lo stato dei fatti ed è su questo background che si lavora, anche di immaginazione. Io sono un pubblicitario, lavoro nel cinema, nell’editoria e so che l’audience che ho deve saper riconoscere immediatamente cos’è “questa cosa particolare in questo specifico futuro”… se parliamo di 300 anni, 100 anni o 50 anni. Si deve essere sensibili a come ognuno guarda quel lasso di tempo altrimenti si distrugge la storia che si voleva raccontare.
E’ FORSE QUESTO IL SUO TOCCO, IL SEGRETO PER CUI MOLTI CRITICI DICONO CHE LA SUA OPERA E’ MOLTO CREATIVA MA ANCHE MOLTO PLAUSIBILE?
Questa è esattamente la ragione per la quale credo di essere ancora “in pista”. Io, per prima cosa, sono un disegnatore industriale e mi è sempre piaciuta l’idea di applicare il design industriale a qualcosa che era artigianale nell’evenienza che potesse arrivare al grande pubblico. Questo era parte dello stato delle cose nella storia. Perciò, si, credo di aver avuto successo perché sono in grado di prendere un trucco riconoscibile e sistemarlo sopra un cliché. Eh, si…per avere successo è necessario fare così.
A PROPOSITO DI SUCCESSO, COM’E’ STATO IL LAVORO PER BLADE RUNNER, CHE COSA HA SIGNIFICATO PER LEI QUEL FILM?
All’apparizione Blade Runner fu scioccamente presentato come un film fantascientifico di guerra, una storia costruita, fra gli altri, anche con il libro di Philip K. Dick “Do Androids Dream of the Electric Ship?”. Fu rintracciato dalla Ltd Company Warner Brothers e da investitori privati e l’idea era quella di sceneggiare la sensazione di base del libro di Philip K. Dick: cosa costituisce l’umanità? Si può descrivere l’umanità come un fenomeno? Si può ufficialmente descrivere un essere umano come un frigorifero o come un sistema d’aria condizionata? E che cosa accade quando non si ha più bisogno di loro? Inoltre era un periodo storico nel quale c’era una disposizione delle persone verso un genere di stato “fascista”, disposizione alla sopportazione, perciò la morale della storia è davvero molto complessa.

Ma non dimentichiamo che è essenzialmente una storia d’amore tra due “persone” artificali tecnologicamente all’avanguardia. Perciò si crea questo strano ribaltamento per cui l’aspetto tecnologico è in realtà secondario: le macchine volanti, le tecnologie di sorveglianza, tutto passa in secondo piano rispetto alla storia principale.
Assolutamente, gli esseri umani sono il futuro e il futuro lo inventiamo per come possiamo immaginarcelo: come una serie di percezioni collettive, bisogni e risposte alle emergenze. Senza il genere umano il pianeta andrebbe avanti per sempre: non necessita di noi. Noi necessitiamo di lui. E infatti siamo lì che galleggiamo per lo spazio su questa piccola palla che, per fortuna, continua ad essere un posto relativamente carino in cui vivere.
COSA PENSA DELLE REALTA’ VIRTUALI CREATE DAI VIDEOGIOCHI? QUAL’E’ IL LORO APPEAL?
La realtà virtuale ci permette di stare da qualche altra parte, di creare una realtà alternativa che probabilmente non esisterà mai nella realtà. Credo che il pericolo, psicologicamente e socialmente parlando, sia che stiamo per raggiungere il momento storico in cui potrà essere creata una realtà virtuale talmente perfetta da annientare quello spazio di separazione che sta tra le due realtà. E una volta che si cominceranno ad impiantare microchip nei cervelli, il centro razionale dell’essere umano, ci sarà il pericolo di confusione tra le due realtà. Per ora ci limitiamo a chiamare “pazze” le persone e ad emarginarle.