Don't touch my Brain!

WARNING: here you can find many spots. The first is me, the least is me and in the middle there is some fog about the world...I dream only to understand!
venerdì, 02 novembre 2007

Cinematica - Parte Seconda

festa-cinemaDopo la riflessione sullo stato dell'arte del cinema italiano, è venuto il momento di gettare un occhio fuori confine. La seconda edizione della Festa del Cinema di Roma ha offerto un sacco di spunti, alcuni interessanti, alcuni decorosi, altri perfino splendidi. Non avendo, però, uno spazio sconfinato per dipanare la matassa critica...ho pensato di regalarvi non più di qualche pillola. Diciamo qualche riga per ogni titolo, bello o brutto che sia, così mi risparmio da una parte di censurare titoli che qualcuno potrebbe anche apprezzare, dall'altra di dare troppo spazio a ciò che ho particolarmente apprezzato.

locandina JunoLa pole va, per dovere di cronaca, a JUNO film vincitore della Festa 2007. Una commedia godibile e razionale, che non pretende nulla più di quello che è. Girata (da Jason Reitman) ed interpretata decisamente bene (da una Ellen Page che nessuno si aspettava). Insomma, un film convincente...per quello che è. Il linguaggio è particolarmente originale, un  originalità dovuta alla natura e alla "strana" nascita della sceneggiatura (date un'occhiata al nome di Diablo Cody e capirete a che cosa mi riferisco). Diaciamo, dunque, che non è un film da strapparsi i capelli, non si vedrà la fila in sala, non resterà memorabile, ma è comunque una pellicola onesta. E un diversivo per passare una serata in compagnia.

A parte Juno, però, che ha vinto e mi pareva giusto recensirlo al primo posto, tra le pellicole presentate a Roma si può costruire una sorta di percorso alternativo, proporre un filo rosso che le lega insieme. Il tema è quello del viaggio, dentro e fuori di sè, ionirico, sospeso, temporale e reale. Un viaggio alla ricerca di qualche cosa, un viaggio infinito ed indefinito.

piecesQuesto viaggio comincia con FUGITIVE PIECES, un film delicato e bellissimo che commuove e coinvolge. La storia di una sospensione, di una vita combattuta tra il passato e il futuro alla ricerca di un possibilità di redensione. Un bambino viene salvato dall'olocausto e portato in Grecia dalla Polonia. Crescerà e combatterà contro i suoi ricordi, ma non per cancellarli, bensì per trasformarli in una possibilità, la sua possibilità di riscatto dal passato. E a compiere questo miracolo saranno l'amore e la scrittura. Fugitive Pieces è una poesia per immagini, un lenzuolo di seta, una cioccolata calda sulla neve.

locandina across

Poi c'è il viaggio psichedelico. ACROSS THE UNIVERSE (dal 23 novembre nelle sale), musical completamente costruito sulle canzoni dei Beatles, è un film visionario e tremendamente coinvolgente. Teatale, bizzaro ed ironico, si regge su un plot tipico del musical brodwiano: anni '60, Jude arriva in America alla ricerca del padre, ma si innamora di Lucy (non a caso il film si chiude sulle note di Lucy in the Sky with Diamons) il cui fratello è costretto a partire per il Vietnam. Protagonisti, dunque, l'amore, la separazione, il viaggio, la società in trasformazione, il Vietnam e le lotte. Ma la straordinerietà della pellicola non è la storia (di cui, per altro avremmo anche potuto fare a meno!), ma tutti il resto. Gli arrangiamenti musicali si nutrono non soltanto della tradizione pop, rock e contemporanea, ma anche di richiami decisamente più colti; i colori si rincorrono e si scontrano con improbabili effetti di saturazione e green screen (che in certe circostanze possono però sembrarare eccessivi).

locandina in to the wild

Il premio per il viaggio più profondo, spetta però a Sean Penn (sceneggiatore, produttore e anche regista) con INTO THE WILD. Un film strano, che a mio parere non merita tutto il plauso che ha avuto dalla critica pur restando buono. Perdersi nella natura più incontaminata e farsi da essa contaminare per tentare di scampare alla corruzione dell'esistenza: questo è l'inteno del protagonista che si risolverà in un ritorno alla civiltà inquieto e sensa riscatto. Questa è la trama, ma ovviamente il film è un simbolo. Non il simbolo della corruzione della società (come i più ingenui sono portati a pensare), ma della corruzione dell'esistenza stessa: siamo corrotti e corrompibili per la sola ragione di esistere, e per quanto tentiamo di scappare, a questa corruzione non c'è scampo. E' la nostra natura. Diciamo però che a lungo andare il film stanca un pochino.

locandina Lions for Lambs

Un cast di tutto rispetto per LIONS FOR LAMBS, il film "evento" di Robert Redford. E scrivo "evento" tra virgolette perchè Maryl Streep, Tom Cruise e lo stesso Redford erano stati annunciati come il cast che avrebbe fatto discutere di più a questa Festa del Cinema. E invece, il film non ha alzato neanche un alito di vento. Un film d'azione buono e ben interpretato, ma l'ennesima pellicola che si occupa del post 11 settembre senza neanche offrire un nuovo punto di vista. La storia dunque è credibile, ma i dialoghi e il linguaggio soffrono un pò di ridondanza retorica: si parla sempre, si parla troppo, ma non si discute nè nel film, nè del film!

youth without youth

Viaggio in sè stessi e viaggio nel tempo, viaggio nella mitologia e nella radici dell'umano per il grande Coppola che con YOUTH WITHOUT YOUTH porta al cinema, dopo dieci anni di assenza, uno splendido film che contiene forti eco autobiografiche. Invece di morire, l'anziano professore Dominc Matei si ritrova ringiovanito di una quarantina d'anni dopo essere stato colpito da un fulmine la mattina di Pasqua del 1938 a Bucarest. Quando i nazisti cominciano ad interessarsi al fenomeno, il professore è costretto a fuggire e in questo esilio incontra Veronica, incarnazione di Laura, vecchio amore perduto. Non solo, ma in questo esilio completa i suoi studi di linguistica, delle teorie in grado di mettere in pericolo Veronica. Per questo si troverà a dover scegliere tra amore e il lavoro. Questa è la trama che però è riduttiva perchè la pellicola ha molti piani di lettura che si intersecano, si incontrano e si scontrano. YOUTH WITHOUT YOUTH è si una delle pellicole che resteranno nella storia, un film con unica pecca...necessita di più visioni per essere compreso profondamente perchè, come giustamente ci sia aspettava, il "maestro" è molto di più di quello che sembra. Il film, infatti, contiene suggestioni filosofiche, echi religiosi, considerazioni sul tempo e sugli antidoti al nichilismo, una profonda ricerca interiore, splendide sequenze oniriche...

SuperK non poteva farne a meno! 15:06 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: cultura, cinema, film, recensione, attualità, festival del cinema, redazione culturale


lunedì, 22 ottobre 2007

NON C'E' POSTO PER TE!

E’ davvero incredibile!

NON C’E’ POSTO PER NOI, comunque la guardi, comunque la giri, qualunque colore gli dai, la sostanza è che NON C’E’ POSTO PER NOI!

E’ vero, mi sono scelta una categoria e un lavoro forse sciagurati, ma non credo che gli altri siano messi meglio di me.

Che intendo?

Semplicemente che la nostra generazione sarà un buco nero nella società.

Lavoriamo, ma non abbiamo contratti.

Viviamo, ma non siamo indipendenti.

Combattiamo, ma i mulini a vento continuano a spostarsi.

Cresciamo, ma…NON C’E’ POSTO PER NOI.

In compenso di posto ce né una marea per gente INUTILE…non NULLAFACENTE, badate bene, ma INUTILE!

 

In questa redazione siamo in 8.

5 di queste 8 persone sono caporedattori di altrettanti programmi, io ne seguo 3 come redattrice… le altre due persone sono ASSOLUTAMENTE INUTILI.

Forse sono anche bravi professionisti, ma questo non ci è dato saperlo perché stanno in redazione a fare NULLA dalla mattina alla sera.

Anzi no…

Leggono i giornali!

E telefonano!

E se si fermano a parlare al telefono mezz’ora di più…scatta lo straordinario, e con lui la paga doppia.

Sono giorni che mi chiedo (e chiedo in giro): <Ma che ci stanno a fare?>

E la risposta è <Eh, bella domanda!>

Così, ho scoperto che, come esistono gli ENTI INUTILI (comunità montane etc. etc.), esistono anche POSTI DI LAVORO INUTILI.

Con ciò non voglio criticare le persone cui mi riferisco, perché non so se avendo da fare sarebbero o meno scansafatiche…può darsi di no…L’intento è capacitarmi del fatto che NON C’E’ POSTO PER NOI, MA CI SONO UN SACCO DI POSTI DI LAVORO INUTILI.

Questo significa che la nostra generazione, non solo si trova di fronte ai “cugini degli amanti delle mogli dello zio” da gestire, ma anche a gente pagata per fare NULLA!

Posti di lavoro che non hanno senso e che, per di più, consumano soldi pubblici senza ragione…la situazione in Italia è sempre più simile ad un acquedotto che perde alla fonte.

ALTRO CHE TESORETTO, BAMBOCCIONI E FINANZIARIE

SuperK non poteva farne a meno! 18:00 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria: interni, attualità, commento


martedì, 19 giugno 2007

LA MILANESIANA DELL’ASSOLUTO

foto_eventiLa manifestazione, promossa dalla provincia di Milano, è giunta alla sua ottava edizione e di anno in anno si dimostra sempre più capace di stupire il pubblico. Dal 24 giugno al 10 luglio 2007, negli spazi culturali della città scaligera, sarà possibile assistere a 12 concerti, 15 letture, 14 incontri con l’autore e poi performances, spettacoli e proiezioni, tutte iniziative che tentano di riflettere sul concetto di Assoluto attraverso l’arte mondiale contemporanea.

Per la prima volta dopo otto anni la Milanesiana 2007 entra alla Scala. La manifestazione di letteratura, musica e cinema, in programma dal 24 giugno al 10 luglio prossimi, si arricchisce così di parteners sempre più autorevoli. Grazie, infatti, alla collaborazione del Comune di Milano, domenica 8 luglio il pubblico della Milanesiana, potrà applaudire l’ultima fatica di Saburo Teshigawara, danzatore e coreografo contemporaneo, proprio dai palchi del Teatro alla Scala. L’ingresso della manifestazione nel più famoso teatro italiano, però, non è l’unica caratteristica che promette di trasformare l’edizione 2007 della Milanesiana in qualcosa di più di un semplice festival.

Saranno ospiti d’eccezione, tra gli oltre 100 rappresentanti della cultura mondiale contemporanea, sette premi Nobel (V. S. Naipaul, Orhan Pamuk, Elie Weisel, Pico Floridi, Riccardo Giacconi, Günter Blobel e Dario Fo) e due premi Pulitzer (Michael Cunningham ed Edward P. Jones) che tenteranno, attraverso incontri, proiezioni, spettacoli e letture, di definire i contorni del concetto di “Assoluto”, scelto quest’anno come leitmotiv della manifestazione. Più precisamente, come spiega Elisabetta Sgarbi, direttore artistico della Milanesiana: <“I conflitti dell’Assoluto” sarà il tema conduttore di quest’edizione. Assoluto è, in apparenza, un concetto inequivocabile, senza derive. Si oppone all’idea stessa di Relativo, come in una radicale coppia di opposti. Potremmo dire, allora, che l’Assoluto del mondo occidentale, del nostro mondo, è il liberalismo, la democrazia, così come l’Assoluto del mondo musulmano è l’Islam in quanto tale, con la sua cultura specifica e le sue forme di vita così divergenti dalle nostre. Ma allora possiamo anche indicare nell’ebraismo, come civiltà, un altro Assoluto. Insomma, sembra che siamo circondati da un oceano di “assoluti”, ciascuno dei quali tende, proprio in quanto “identità”, a escludere ogni altro e a generare conflitti e intolleranze. Di qui il titolo della Milanesiana, che riconosce e getta luce proprio sulla presenza di questa estrema conflittualità. Saper gestire tale spazio di conflittualità consentirebbe, quindi, di mostrare piuttosto la relatività di ogni Assoluto, senza per questo limitarne la portata>.

Le arti, dunque, al servizio della riflessione, della storia e della realtà in cui viviamo animeranno dal 24 giugno al 10 luglio gli spazi milanesi (Teatro dal Verme, Spazio Oberdan, Museo della Scienza e della Tecnologia, Teatro degli Arcimboldi, Teatro alla Scala e Fondazione Corriere della Sera) con concerti, performances, letture, film, spettacoli di teatro e di danza, mostre e documentari. Il pubblico avrà inoltre la possibilità di incontrare più da vicino molti degli artisti ospiti della Milanesiana 2007 grazie alla Fondazione Corriere della Sera. Dopo il successo riscosso, infatti, da incontri di questo genere nelle scorse edizioni, anche quest’anno la Fondazione ha deciso di organizzare una serie di aperitivi “con l’autore”: ogni giorno, dal 25 giugno al 9 luglio, alle ore 12.00 nella Sala Buzzati, i protagonisti delle serate saranno chiamati a continuare idealmente il discorso cominciato sul palco aprendo in questo modo un dialogo più diretto con il pubblico e i lettori.

Si ringrazia, per il materiale l'Ufficio Stampa della manifestazione: Studio De Angelis MILANO

SuperK non poteva farne a meno! 17:28 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: cultura, cinema, recensione, attualità, milanesiana


martedì, 05 giugno 2007

ROSTOCK 07

Fausto ParavidinoAlla vigilia dell’ormai tradizionale meeting tra padroni del mondo (il problema è che, purtroppo, non è un videogame. Ma di questo sono soltanto in otto ormai a non essersene accorti!) e mentre a Rostock si è acceso l’ennesimo focolaio di guerriglia urbana…l’altra parte di me ripete, da giorni,  la stessa litania: “Questa storia l’abbiamo già sentita, è una scenario che abbiamo già visto!” Ma dove (oltre che in tv, ovviamente)?…Ma si…ci sono…a teatro.
Questa storia l’ho già vista a teatro e l’ho già letta in un copione, a firma di Fausto Paravidino, dal titolo Genova 01
(F. Paravidino, Teatro, Ubulibri, Milano 2002).

Genova 01 è una tragedia, ma non una di quelle tragedie cui è abituato il pubblico dei teatri, non ci sono catarsi, deus ex-machina, eroi o antieroi… Genova 01 è la perfetta sintesi di ciò che i critici accademici chiamano ormai tragedia contemporanea: soltanto un fatto, nudo, esposto sulla scena per se stesso, un fatto senza commenti perché questa nostra tragedia odierna pare non ammettere risposte. La sua caratteristica fondante è il fatto che il <perché> sia sempre inspiegabile. Per meglio dire: le cose accadono e sembrano avere un loro ordine temporale e una loro, seppur strana o, ancor meglio, stravagante, logica. <Chi>, <Dove>, <Come> e <Quando> sono quesiti a cui riusciamo sempre a dare una risposta, ma <perché> resta un rompicapo. In questo senso il tragico contemporaneo nasce dallo scontro delle coscienze con la storia e il tempo: una serie di eventi accade in un tempo stabilito ma la nostra coscienza non può motivare tali fatti perché le ragioni, quelle vere, le vengono prontamente occultate.
A me (che non sono un critico, tanto meno accademico!) piace chiamarla incoscienza indotta e corrisponde più o meno all’impossibilità, per volere altrui, di comprendere gli avvenimenti che ci accadono intorno.
Ecco qua, allora, Genova 01, in cui le voci si limitano a raccontare in un tempo e in uno spazio asettici, gli avvenimenti. Senza, ovviamente, giungere alla meta catartica, limite ultimo oltre il quale la tragedia si dissolverebbe nella sua comprensione. Il finale dell’opera recita:

- Io so chi col massacro di Genova ha voluto coprire le ragioni della contestazione. Io lo so chi con i Black Bloc ha voluto dimostrare che “un mondo diverso non è possibile” senza la violenza.

- Io lo so.

- Ma non ho le prove.

- Abbiamo le immagini. Le immagini di Genova.

- L’immagine della tragedia moderna.

- Stupita.

- Senza senso.

- e senza catarsi.

- Quel “WHY”.

La tragedia dell’incoscienza indotta, che lascia sospeso quel “WHY” ed è come se fin dall’inizio la sorte del testo sia stata capovolta: l’ultima parola si trasforma, non con troppa difficoltà, nella chiave di lettura. Fausto Paravidino mette in scena dei fatti nudi e crudi, che non presuppongono personaggi, scenografie e luci ma, paradossalmente, quello che va davvero in scena è qualcosa di impalpabile e, forse, irrappresentabile: un <perché>. Persino il linguaggio, per quanto semplice e scarno possa apparire, si configura tragico:

 - La tragedia non ha bisogno di rappresentarsi, perché è.

La tragedia, dunque, E’, al presente, come tutto il testo e non si rappresenta nel senso che ha perduto la necessità di essere rappresentata sotto forma di “favola” didattica perché il presente è la tragedia stessa di cui non possiamo liberarci: non c’è motivo per non mettere in scena la realtà così com’è. Paravidino non sente neanche la necessità di separare tra loro le battute: non esiste un dialogo che le voci (non si può, infatti, parlare di personaggi) svolgono tra loro, non ci sono domande e risposte, soltanto il racconto triste e un po’ arrabbiato di qualcosa che va al di là della nostra comprensione. E dubbi, tanti dubbi si insinuano tra le righe perfettamente supportati da questo linguaggio scevro di aggettivazione, pulito, quasi schematico, ma della precisione di un bisturi:

- E finché saranno protetti non avranno motivo di dirci la verità.

In altre parole, questa nuova tragedia non parla di colpevoli e innocenti, non ha la necessità del riscatto perché non riusciamo ancora a capirla: il “WHY” della chiusura, pur senza nessun punto interrogativo al seguito, resta sospeso nel limbo dell’incoscienza indotta.

- I protagonisti dei giorni di Genova, i suoi eroi non possono ancora diventare personaggi, sono troppo persone. Quindi devono parlare le persone. Questo è un racconto al presente di persone reali.

 

E a noi non resta che guardare di nuovo lo spettacolo!
SuperK non poteva farne a meno! 18:37 | Permalink | commenti (7) / commenti (7) (pop-up)
categoria: cultura, recensione, conflitti, attualità, commento, black bloc, scontri, g8 , fausto paravidino, ubulibri


Essenza

Utente: SuperK
Nome: Francesca
As you like it...è il titolo della mia vita. Le pagine del libro sono in gran parte ancora bianche, ma quelle già scritte non potrebbero essere diverse da come sono (As you like it...)!

Play me...

<BGSOUND src="http://www.micheleacampora.it/musica/01%2DSet%20I%20%2D%20I.%20Minueto.mp3">

Lo pensavo davvero...

oggi
--- 2007 ---
--- 2006 ---

Solo se...

Un comodino polveroso:


I. Allende, La Casa Degli Spiriti
Feltrinelli


J. K. Rowling, Herry Potter e i Doni della Morte
Salani


J. Coe, Donna per Caso Feltrinelli

SIETE PASSATI PER SBAGLIO IN...

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L'Italia ripudia le mafie: NON LASCIAMOCI SOLI - www.ammazzatecitutti.org